giovedì 18 febbraio 2010

PERDE IL POSTO PERCHE'...PETOMANE!

Daniel Cambridge è un magazziniere di 27 anni, ha perduto il posto di lavoro per una ragione quantomeno insolita: è un petomane.
La sua straordinaria capacità di flatulenze – le volgari scorregge – ha tramortito in due giorni ben 35 colleghi di lavoro, che si sono lamentati tanto da ottenerne il licenziamento dalla ditta dove con lui lavorano: la “Waterstone” di Londra.
Daniel ha spiegato che il suo “handicap”, come egli stesso lo chiama, è dovuto agli inevitabili effetti collaterali di un farmaco che è costretto a prendere per il trattamento antidepressivo al quale si sta sottoponendo per precisa prescrizione del suo medico. Insomma depresso e…scorreggione. Egli racconta che: “mi capita di camminare negli uffici accanto a dei colleghi e non riuscire a trattenere delle sonore e maleodoranti ‘rese’ d’aria proveniente dall’intestino. Capisco che sia sconveniente, ma addirittura licenziarmi per questo lo trovo assolutamente ingiusto. Avrei capito se avessi fatto a botte con qualcuno od avessi rubato, ma non ho fatto nulla di tutto questo e licenziarmi per qualche ‘puzzetta’ non mi sembra proprio giusto, inoltre sono arrabbiato anche perché il lavoro mi piaceva. E poi scorreggiare è come avere un handicap! Non si dovrebbe licenziare qualcuno perché è su una sedia a rotelle; gli manca un braccio od una gamba.”
Dal canto suo il portavoce della ditta che gestisce il magazzino dove Daniel lavora(va) si è rifiutato di rilasciare dichiarazioni. Quel che è certo è che ora i sindacati londinesi non possono starsene con le mani in mano e quel che incuriosisce è: a cosa si appelleranno per far reintegrare nel suo posto di lavoro il magazziniere petomane? Come tuteleranno la salute di coloro che con lui lavorano? Una cosa già l’anno detta, secondo loro si è agito con troppa precipitazione.
I difensori dei lavoratori forse menzioneranno abitudini medioevali passate alla Storia, secondo le quali un petomane di tal fatta sarebbe stato una celebrità come fenomeno “naturale” nelle antiche Corti cinquecentesche.
A proposito di ciò, può darsi (proprio come allora usava) che qualche ricchissimo ed eccentrico barone inglese voglia – anche ai giorni nostri – assoldare il buon Daniel per il diletto dei suoi commensali.


mercoledì 17 febbraio 2010

PILUCCANDO QUA E LA'

A COMO UN AUSILIARE DEL traffico riempiva di multe una bella e prosperosa estetista. Avrebbe smesso – lui stesso affermava – soltanto in cambio di sesso.
Si è guadagnato uno bella denuncia e ci ha rimesso il posto di lavoro.

ROBERTO CASOTTO UN VERONESE di 51 anni, è un onesto operaio che si ammazza di lavoro per la sua famiglia: moglie e due figlie.
Roberto Casotto, 44 anni domiciliato nella stessa strada (di Verona) dell’altro è un ladruncolo che vive di espedienti. Il Casotto buono, non ne può più: da anni la gente lo guarda storto, c’è chi chiede alle bambine se il loro papà sia stato arrestato, ed ogni tanto arriva a casa l’ufficiale giudiziario che vuole pignorargli i mobili.
Se volessi fare una battuta direi che è proprio un gran…casotto!

BRESCIA: PRESO DOPO 93 FURTI IN NEGOZI
Quando è stato (finalmente) arrestato dall’equipaggio di una “Volante”, si è giustificato dicendo ai poliziotti: “Sono un disperato in cassa integrazione”.
Il ladro in questione è un milanese di 55 anni residente a Brescia ed è stato “beccato” al 93mo furto in un supermercato. E’ accaduto lunedì pomeriggio alla “Esselunga” bresciana di via Alessandro Volta. Qui il ladro è stato notato dalla sorveglianza uscire con il carrello pieno e quindi (dopo averlo svuotato nel portabagagli della sua auto) rientrare e tentare di fare la spesa gratis per la seconda volta.
Ad arresto avvenuto, gli investigatori hanno scoperto che, negli ultimi giorni, aveva ripulito altri 92 supermarket tra Lombardia, Veneto e Piemonte.
Immaginate solo una cosa: che accadrebbe se ogni cassaintegrato italiano commettesse in pochi giorni 93 furti nei supermercati? Con tutti gli operai che l’Italia “vanta” sotto la protezione degli ammortizzatori sociali, da noi chiuderebbero tutti i supermercati.





martedì 16 febbraio 2010

STUDENTI SOSPESI LAVORERANNO PER LA COMUNITA'

UNA CONCRETEZZA TUTTA PIEMONTESE quella dietro la trovata di Carlo Riva Vercellotti, sindaco di Gattinara, Comune della provincia di Vercelli, noto per gli ottimi vini che vi si producono.
Vercellotti ha infatti ideato un nuovo tipo di castigo per gli alunni indisciplinati che imbrattano i muri della scuola o che prendono in giro insegnanti e compagni. Per evitare che i giorni di sospensione inflitti si trasformino come puntualmente accade, in giorni di inaspettata ed immeritata vacanza, il primo cittadino ha stabilito che le giornate forzatamente trascorse al di fuori delle aule scolastiche, i giovani indisciplinati le passeranno nelle vesti di spazzini, giardinieri o assistenti di disabili o persone anziane.
A scegliere l’attività, comunque da svolgere sotto gli occhi di un controllore, saranno scuola e famiglie.

lunedì 15 febbraio 2010

GHEDDAFI JR. DA CALCIATORE (FALLITO) A CINEMATOGRAFARO

Saadi Gheddafi, il terzogenito del colonnello dittatore libico, dopo anni di assenza, è riapparso nell’inedito ruolo di produttore cinematografico ad Hollywood.
La “Natural Selection” fondata l’anno scorso a Los Angeles, è presieduta da Matty Beckerman ed ha come amministratore-finanziatore appunto Saadi. Quest’ultimo, infatti, vuole produrre una ventina di film dal budget medio di 15 milioni di dollari entro il 2014. L’apporto del figlio di Gheddafi è di 100 milioni di dollari trovati, a quanto si dice, nelle casse della NOC, la compagnia petrolifera di Stato.
Saadi Gheddafi ha 37 anni, una laurea in ingegneria e studi di management. E’ noto in Italia per aver giocato nel campionato di Calcio di serie A nelle squadre di Udine, Perugia e Genova sponda Sampdoria. Non si ricordano esibizioni fantastiche sui campi calcistici; anzi tutte le sue uscite sul terreno di gioco sono state meno che bassamente mediocri. Forse gli andrà meglio come produttore cinematografico.

venerdì 12 febbraio 2010

ACQUA. LA RETE COLABRODO CI COSTA QUASI 2 MILIARDI E MEZZO L'ANNO


La “questione” Acqua, in Italia, è un argomento che, nell'ultimo mezzo secolo, ogni governo sembra…non conoscere. Nessuno si è mai preoccupato di controllare tariffe, sprechi, funzionalità degli impianti, ecc. ecc. Questo fino a qualche giorno fa.
Ora – alle porte delle elezioni regionali – qualche giornale dedica all’argomento alcune righe. Immaginate perché? Ed immaginate cosa accadrà subito dopo le “regionali”? Oggi come oggi le cose stanno così, leggete e giudicate .
A Milano si pagano tariffe pari ad un quarto di quelle di Terni, che sono appena più alte rispetto alle bollette di Latina, o di Agrigento dove l’Acqua è un bene prezioso. In Ciociaria, negli ultimi 15 anni sono aumentate del 400 per cento!
Questo per le bollette. Ora vediamo gli sprechi.
Secondo un documento della Confartigianato ogni anno il 30,1 per cento dell’acqua immessa in rete non arriva ai rubinetti. Per fare un paragone europeo, in Germania le perdite arrivano al 7%. Questo spreco ci costa 2 miliardi e 464 milioni di euro ogni anno, somma che basterebbe a compensare l’abolizione dell’ICI sulla prima casa.
Perché avviene ciò? Rete idrica fatiscente quindi colabrodo, priva di adeguata manutenzione, investimenti carenti gestione troppo spesso sconsiderata.
In tre anni l’acquedotto pugliese, il più grande d’Europa con i suoi ventimila chilometri di rete, è riuscito a recuperare 40 milioni di metri cubi di perdite. Le quali dal 37,7% sarebbero scese al 35%. Bene, ma se ai tubi rotti ed agli allacci abusivi si sommano le perdite amministrative l’emorragia economica dell’azienda acqua sfiora il 47 per cento.
Ma a quale rimedio si può ricorrere? Sarebbe il caso di risolvere il problema della regolamentazione dell’Acqua, affidando ad una autorità indipendente il compito di stabilire tariffe eque, imporre decenza del servizio e obbligare – a chi spetta – ad effettuare gli opportuni interventi atti a riparare le tubature colabrodo.
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giovedì 11 febbraio 2010

POVERI CONTRIBUENTI ROMANI QUANTI LORO SOLDI SPRECATI

Jeremy Rifkin è uno dei “guru” mondiali dell’Ambiente. Per averlo il Comune di Roma non ha badato a spese, per due giorni (tanto è durato il “Workshop” nella Capitale) gli sono stati versati 280 mila euro. In un documento del 21 gennaio scorso si legge: “il compenso è relativo alla partecipazione al Workshop ed alla stesura del masterplan che verrà presentato agli stati generali del 18 e 19 maggio 2010”. Il professore americano a dicembre – mese in cui era ospite del Comune romano – aveva teorizzato:
“Una Roma sostenibile, con un Colosseo ad impatto zero, il lavoro su dieci borgate e sui palazzi”
Cosa vuol dire? Ma quando mai il Colosseo ha avuto un impatto ambientale negativo. Ma che cacchio ci stanno dicendo? E, scusate l’ignoranza, ma cosa è il “Masterplan” ed il Workshop"? Ma noi siamo romani abituati a parlare in romanesco e - volendo - anche in italiano raffinato, non certo in inglese.
Ma seguendo anche la lingua della madrepatria ci si chiede: in questo contesto cosa si intende per “stati generali”? e per “palazzi”, quelli del potere? e come si può dimenticare che nella Capitale d’Italia le “borgate” non esistono più da decenni?
Dato che qualcuno aveva detto che c’erano degli sponsor che avrebbero sostenuto parte della spesa, va sottolineato che Simone Turbolente, portavoce del sindaco, ha riferito che questi 280 mila euro sono stati pagati dal Comune.
E come ultima notizia corre l'obbligo di informare che “Roma Energia”, la società che dovrebbe applicare i progetti di Rifkin, è in crisi (tanto che alcuni dipendenti vengono licenziati) e, stando così le cose, a lui vengono versati oltre 542 milioni di vecchie lirette per una consulenza. Dove è l’errore?

mercoledì 10 febbraio 2010

A PROPOSITO DELLA CIVILTA' ISLAMICA: SEPOLTA VIVA A 16 ANNI


L’anno calata viva dentro una buca scavata alla buona, talmente piccola che la ragazza ha dovuto entrarci seduta, poi con una pala l'hanno ricoperta incuranti della terra che riempiva i polmoni di Medine Memi di 16 anni, rea di aver frequentato dei coetanei di sesso maschile. Un peccato grave, nel sud est della Turchia, l’area abitata dai Curdi profondamente influenzata dall’Islam.
Medine – sembra inutile aggiungere come la ragazzina sia morta soffocata – abitava a Kahta città di 68 mila abitanti posta in provincia di Adiyaman dove nascere femmina vuol dire sottostare a regole durissime. Camminare senza dare nell’occhio, non sorpassare mai un uomo per non dargli la possibilità di essere guardate, coprirsi il più possibile, magari con un abito sopra un altro, e soprattutto essere invisibile per non suscitare il desiderio altrui.
La famiglia accusava la povera Medine di una “gravissima” colpa: avere amici maschi. Per questo era stata già più volte massacrata di botte. All’inizio dello scorso novembre la ragazza si era presentata al locale commissariato di polizia per denunciare le percosse subite dal nonno e dagli altri maschi della famiglia. Un atto di coraggio che – purtroppo – non è bastato a salvarle la vita. Quindici giorni dopo la giovane è scomparsa. Ai vicini i parenti avevano detto che era fuggita. Stavano per farla franca se a fine gennaio 2010, alla polizia non fosse giunta una telefonata anonima che segnalava la presenza del cadavere della sventurata ragazza, sotto il pollaio della casa dove abitava. L’informatore aveva anche detto alla polizia che la decisione di assassinare la sedicenne era stata presa dal consiglio di famiglia, formato dai membre anziani e no, naturalmente tutti di sesso maschile.
I poliziotti hanno scavato e trovato il corpo di Medine con polsi e caviglie legati per impedire qualsiasi tentativo di salvezza. I risultati dell’autopsia hanno accertato che la ragazza era viva e del tutto cosciente quando è stata sepolta. Il padre ed il nonno sono stati arrestati e rischiano l’ergastolo.
Va però notato come nonostante l’inasprimento delle pene decise da Ankara nel 2005, la piaga dei “delitti d’onore” (perchè questi omicidi li chiamano proprio così) non si è fermata infatti le statistiche ufficiali dicono che in Turchia almeno una ragazza a settimana muore o si toglie la vita per volere della famiglia perché “macchiatasi” dello stesso peccato di Medine o di uno simile