venerdì 5 marzo 2010

OCCHIO AI TELEFONI CELLULARI

Il telefono cellulare può essere causa di tumore. L’ha stabilito il tribunale di Brescia che ha condannato l’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazioni Infortuni sul Lavoro) a risarcire un dirigente bresciano di 57 anni che passava in media sei ore al giorno al telefonino esclusivamente per ragioni di lavoro.
L’uomo si è ammalato di tumore al nervo trigemino ( grosso modo: è quello che partendo dalle tempie attraversa le due guance), è stato operato ma è rimasto invalido all’80%: Per la prima volta un giudice ha sancito un nesso di causa tra la malattia e le onde elettromagnetiche del cellulare.
“spero il mio caso – commenta il malato – aiuti a creare norme di tutela per i consumatori e per i ragazzi”.
Il genetista padovano Angelo Levis commenta questa sentenza così: “il tribunale ha dato credito ad uno studio del prof. Lennard Hardell” che da anni sostiene la pericolosità di stare troppe ore con il cellulare all’orecchio.
Un altro recente studio dell’Associazione Ambientale dei medici irlandesi, afferma che l’uso prolungato del cellulare può far male alla salute, specificando che i danni sono: nausea, mal di testa, senso di vertigini, stanchezza, confusione mentale e ronzìo nelle orerecchie.
Questo studio, viene specificato dall’Associazione, è stato condotto su un campione di sedici persone che lamentavano, proprio a causa del telefonino, questi disturbi. I 16 sono stati oggetto di alcuni mesi di osservazione attraverso la quale hanno fornito informazioni dettagliate sull’uso del cellulare. Poi sono seguiti gli esami medici, che hanno fornito i suddetti risultati.

ACCUSATO DI OMICIDIO E MESSO IN LIBERTA
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Ora è in fuga. Si dovrebbe dire: ora è GIUSTAMENTE in fuga, se non si trattasse di un uomo sospettato di un omicidio. Ma la Giustizia italiana – come questo blog ha più volte sottolineato, funziona proprio così.
Umberto Bindella un disoccupato perugino di 31 anni, si è allontanato da casa lasciando una lunga lettera ai suoi genitori con i quali viveva a Marsciano in provincia di Perugia.
Questa la sua storia: l’uomo è stato accusato ed anche arrestato perché – a seguito di indagini – sospettato di aver ucciso una studentessa universitaria ed averne occultato il cadavere, mai ritrovato. Umberto Bindella era stato messo in prigione il 18 gennaio scorso con l’accusa di aver eliminato Sonia Marra studentessa di Lecce che lo frequentava e che è scomparsa nella notte fra il 16 ed il 17 dicembre 2009.
Il 6 febbraio scorso il gip perugino (giudice indagini preliminari) Paolo Micheli ha ritenuto opportuno scarcerare Bindella che si è reso uccel di bosco. Ad avvisare della sua fuga Polizia e Carabinieri, sono stati proprio i genitori che leggendo la lunga lettera (ora in mano al magistrato) temono in un qualche gesto inconsulto del figliolo.

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