venerdì 29 gennaio 2010

PRETE RUBA SOLDI A DISABILE PER REGALARLI ALL'AMANTE

Me lo dovete consentire, ma per questo post userò, per il protagonista, un nome di fantasia e ciò, dato il tenore della notizia, spero capiate perché sono costretto a farlo.
Orbene, sul cucuzzolo di una montagna del bellunese esiste un paesino il cui parroco, don Prendini, si è reso protagonista di una vicenda quanto meno…originale.
Il sacerdote vive passioni intense, ma silenziose che ancora nessuno sa…peva. Oltre a prendersi cura delle anime della sua parrocchia, ha anche in custodia un ragazzo sfortunato: disabile ed orfano senza nessun altro al mondo se non don Prendini. Il giovane ha un conto in banca dove è depositata una piccola fortuna e – si sono dette le competenti autorità – chi meglio di un uomo di Chiesa può gestire la somma, con tanta gentaglia che gira?
Sarà che “il paese è piccolo e la gente mormora”, sarà che in provincia nessuno si fa gli affari propri, ma don Prendini, da un po’ di tempo non è più lo stesso e, a quanto pare, neanche i conti sotto la sua tutela. Infatti dice una circostanziata denuncia arrivata alla questura di Belluno, che dal conto dello sfortunato disabile mancano molti soldi e che sarebbe sacrosanto controllarlo prima che sia troppo tardi.
La Polizia si è messa subito all’opera e le indagini bancarie hanno confermato la circostanza: sono spariti 100 mila euro. Naturalmente sono stati prelevati a…rate, nel senso non tutti in una volta. Scoperto l’ammanco, la conseguente domanda che gli investigatori si sono posta è stata: “dove sono finiti tutti questi denari?”. Successivi accertamenti hanno portato a scoprire che don Prendini negli ultimi tempi ha incontrato un’anima (gemella?) giunta direttamente dall’inferno e da quando la frequenta è tutto…preso da questa donna.La sconosciuta (a noi. Ma ben nota a tutti i paesani) lo ha liberato da tutte le ritrosìe di carattere religioso, da ogni scrupolo o rimorso e – inutile dirlo – lo ha anche “liberato” di 100 mila euro. Naturalmente costei, per i concittadini di don Prendini non è altro che una abilissima meretrice perché quei soldi sono finiti sul suo conto ed allora si comprende anche il perché sia vicina all’accusa di circonvenzione di incapace. Infatti don Prendini, allontanato (dal vescovo) dalla sua parrocchia, si trova ricoverato in una clinica psichiatrica, mentre il giovane disabile, da lui amministrato, è ora all’interno di una struttura a spese del Comune

giovedì 28 gennaio 2010

SIBERIA: 117 FEDELI INTOSSICATI DALL'ACQUA SANTA

Si stava celebrando l’Epifania ortodossa, quando 204 persone si sono sentite male dopo aver bevuto – come quel rito richiede – l’acqua santa: forti dolori addominali, fitte acute e dissenteria.
Di certo non era così che sarebbe dovuta finire la cerimonia nella città siberiana di Irkutsk: un sorso dell’acqua benedetta di una sorgente considerata sacra, la benedizione rituale e poi tutti a casa a far festa. Invece fra gli oltre duecento che sono dovuti ricorrere alle cure mediche , 117 sono stati ricoverati in ospedale, fra questi 48 bambini ed ora sarà dura convincerli che andare a Messa fa bene!
In realtà non si è ancora scoperto quale sia stata la causa dei malori, infatti generalmente le acque per le funzioni religiose vengono filtrate e depurate, visto che in Siberia l’acqua potabile scarseggia tanto è vero che ogni famiglia provvede da se con filtri vari e depuratori casalinghi a renderla tale quando esce dai rubinetti delle abitazioni.
Su questa stranissima vicenda la Chiesa Ortodossa ancora non si è pronunciata mentre la polizia locale sta percorrendo a ritroso il “cammino” dell’acqua dalla fonte ai recipienti dai quali è stata attinta dai fedeli rimasti intossicati.

mercoledì 27 gennaio 2010

IL TRICOLORE DETURPA L'AMBIENTE

Si, proprio così, nella nostra bella Italia accade anche questo. Leggete e – come dice Renzo Arbore – meditate.
Alla foce del fiume Misa, a ridosso del centro storico di Senigallia, cittadina in provincia di Ancona, il pensionato Giulio Fibbi non ha creduto ai suoi occhi quando il messo comunale ha bussato alla sua porta consegnandogli l’ordinanza del sindaco contenente un ordine perentorio: “via dal suo terrazzo tricolore e relativa asta entro 15 giorni”. Il motivo? Ben specificato:
“l’area è sottoposta a vincolo ambientale ex lege 1497/39 … che interessa i prospetti dei fabbricati che si affacciano sul fiume Misa. L’asta e la bandiera risultano visibili da un intorno molto vasto, che dal centro della città, alla stazione ferroviaria al lungomare, ed al lungo fiume, interferendo in quest’ultimo caso con il vincolo ambientale derivante dal decreto ministeriale 14/09/1960 sopra citato”.
Un chiarimento il testo (compreso “intorno molto vasto”!) dell’ordinanza è stato qui riportato fedelmente. Lo dico perché non vorrei che qualcuno pensasse che io abbia dimenticato la mia lingua abbia martirizzato la sua sintassi, preoccupandomi anche di distribuire a caso virgole, punti e quant’altro. Insomma l’ignorante non sono io (almeno in questo caso). Ma andiamo avanti. Già perché non è finita qui.
Al povero Fibbi è stata contestata anche un’altra grave inadempienza, eccola: non ha presentato la DIA (Dichiarazione di Inizio Attività). Si, perché piazzare un’asta con una bandiera nazionale a casa propria, secondo i dirigenti del Comune di Senigallia, rappresenta una vera “attività edilizia” e proprio per questo i due funzionari che hanno firmato l’ordinanza a nome del sindaco, ne hanno inviato copia alla Soprintendenza alle Belle Arti di Ancona ed anche alla Prefettura, per i provvedimenti del caso.
Un’ultima doverosa annotazione: se il provvedimento non verrà eseguito, dipendenti del Comune potranno entrare in casa di un privato cittadino ed abbattere asta e bandiera tricolore (per la quale sono morte centinaia di m igliaia di persone): deturpano il paesaggio.

martedì 26 gennaio 2010

RUSSIA: LEGITTIMERA' LA POLIGAMIA?


Il leader ultranazionalista Vladimir Zhirinovskij ha trovato la ricetta per contrastare il calo delle nascite in Russia: dare premi in denaro in occasione della nascita del primo figlio (e questa certamente non è cosa nuova né originale) e legittimare la poligamia. A proposito di quest’ultima trovata il buon Vladimir ha detto: “Vi assicuro che la metà delle donne che vorrebbero interrompere la gravidanza cambierà idea”.
Il politico ha inoltre ricordato che lo Stato russo premia con 300 mila rubli (7 mila euro) la nascita del secondo figlio. Quanto alla poligamia ha meglio chiarito il suo pensiero affermando: “se un uomo ottiene il diritto di sposare una seconda donna che gli ha dato un figlio, ma senza rompere il primo matrimonio, si potrà – senza problemi legali – prendere cura della sua seconda famiglia”.


IL COMUNE PIU’ PICCOLO E’ TEDESCO ED HA 5 ABITANTI

Con i suoi cinque abitanti, quattro donne ed un uomo, il microvillaggio di Wiedenborstel, nello Schleswig-Holstein, la regione tedesca al confine con la Danimarca, è il più piccolo Comune della Germania e probabilmente anche del mondo. Lo ha comunicato l’Ufficio Statistico Federale, il quale – con tipica pedanteria tedesca – precisa che la densità di abitanti di Wiedenborstel è di 1,1 per chilometro quadrato.
Di contro il Comune più popoloso della Germania è invece quello della capitale, Berlino, che conta oltre 3 milioni e 400 mila abitanti su una superficie di 891 Kmq che fanno oltre 3.800 residenti per Kmq.

lunedì 25 gennaio 2010

DONNE DONNE DONNE

USA: MOGLI PIU’ ISTRUITE E RICCHE DEI MARITI
Negli Stati Uniti una rivoluzione silenziosa sta cambiando i rapporti di coppia dove ormai una moglie su cinque (che risponde ad una percentuale del 20) guadagna più del marito ed il 28% ha un titolo di studio più qualificante del suo uomo.
Lo si evince da un rapporto del Pew Research Center, che traccia il cambiamento dei rapporti economici fra i coniugi nell’arco dell’ultimo mezzo secolo. Lo studio è stato condotto fra donne di età fra i 30 ed i 40 anni, un gruppo che per la prima volta nella storia americana comprende più donne che uomini laureati. Dagli anni Settanta le mogli che guadagnano più dei mariti sono più che quadruplicate.

ARABIA SAUDITA: PROIBITO ALLE DONNE IL FITNESS
Nella nazione che produce più petrolio al mondo, il governo ha chiuso una palestra aperta vicino ad un Ospedale di Gedda. La struttura era stata aperta proprio per aiutare le pazienti, vittime di traumi o malattie, nel recupero fisico.
Un comunicato del locale Ministero della Sanità, ha stroncato il desiderio di alcune cittadine di riprendersi e tenersi in forma. Infatti in una nota si legge:
“Chiunque vìola le regole che governano le strutture sanitarie, sarà punito severamente perché questo va contro la salute dei cittadini”.
L’Arabia Saudita non permette il fitness alle donne anche all’interno dei grandi alberghi.

venerdì 22 gennaio 2010

A PROPOSITO DEL DIALETTO A SCUOLA

In una terza elementare di Noventa Padovana una maestra ha dato ai suoi alunni come compito per casa la “traduzione in dialetto veneto di una poesia italiana e questo – ha spiegato – al fine di recuperare le tradizioni orali della regione".
Appare evidente come alcuni studenti non veneti si siano trovati in grande difficoltà nell’espletare il compito ed i loro genitori hanno ritenuto opportuno protestare presso il preside Gaetano Calore. Quest’ultimo, minimizzando l’argomento, si è rivolto alla dirigente regionale scolastica Carmela Palumbo, la quale anch’essa ha difeso il “recupero delle tradizioni orali regionali che si è sempre fatto”.
Dal canto suo il sindaco del paese, Giuseppe Paviola, ha ribadito: “A chi parla di razzismo direi che non ci sono elementi, in questa vicenda, per affermare cose del genere. Anzi, c’è grande integrazione e l’istituto in questione è un’ottima scuola, frequentata anche da bambini non residenti nel nostro Comune. Credo sia opportuno evitare di criminalizzare l’insegnante e riportare il tutto nel giusto alveo”.
Nella questione sono addirittura intervenuti due consiglieri regionali affermando di essere sorpresi per la reazione dei genitori degli alunni.
Certo che l’iniziativa di quella maestra ne ha provocato di caos (casino?)…che dire? Solo una considerazione, visto che l'insegnante ha lasciato la libera scelta ai suoi discepoli, la terza elementare si frequenta ad otto anni, a questa età quante e quali “poesie italiane” si conoscono? Per il resto, fate voi che avete la cortesia di leggere questo Post. A domani.


L’EURODEPUTATA IVA ZANICCHI SCALZA
E’ proprio vero i tacchi alti a volte sono estremamente fastidiosi e particolarmente quando si ha fretta. In tale circostanza, infatti, non ti permettono certi movimenti rapidi: in una parola non ti consentono di correre. Sentite cosa è capitato alla cantante e parlamentare europea Iva Zanicchi.
Nei corridoi dell’Europarlamento non pochi si sono meravigliati nel vedere l’onorevole correre trafelata e senza scarpe ai piedi per arrivare in tempo ad una riunione della delegazione italiana che era fissata per le ore 13 e quindi stava praticamente iniziando.
Quasi tutti gli euronorevoli erano al loro posto e la Iva ancora non era giunta. In sostanza la cantante si stava affrettando per giungere in tempo, ma si è resa conto che il suo ritardo sarebbe stato sicuro, ed allora ha avuto un lampo di genio: via le scarpe dai tacchi “12” e quindi con una spedita corsa è riuscita a giungere al suo posto trafelata, con le scarpe in mano, ma in tempo!

giovedì 21 gennaio 2010

TERRORISTA AD HAITI

Ha 26 anni, si chiama William Baptiste, ma il suo nome di battaglia è “Ti-Blanc”, come dire in italiano “bianchino” e dirlo come grazioso vezzeggiativo. Ebbene questo haitiano è tutto meno che qualificabile con un vezzeggiativo; egli infatti sta ora gettando la sua Patria nel terrore, dopo essere riuscito ad evadere dalle macerie del “Penitenziarie” di Port-au-Prince.
Nel 2004 era emerso come un piccolo signore della guerra nel mini-conflitto civile che aveva preceduto la fuga del dittatore Aristide. In quell’occasione nella regione dell’Artibonite, cuore degli scontri, aveva ordinato il massacro di una cinquantina di cittadini inermi colpevoli soltanto di vivere in quella zona. Questa azione di Ti-Blanc è passata alla storia haitiana come il “massacre de la Scirie”.
Sempre rivendicando lo status di “combattente politico”, si era poi spostato nella capitale, diventando il “maitre de Citè Militare”, un quartiere della parte nord di Port-au-Prince. Arrestato nel 2005 era riuscito ad evadere una prima volta, e nel 2006 aveva proposto al suo Governo ed all’ONU un accordo da pari a pari (!) prima di essere di nuovo arrestato dai Caschi Blu brasiliani nel 2007. Anche in questa occasione prima di cadere nelle mani di chi lo ricercava, si era reso responsabile della morte di alcune decine di abitanti della zona. Ora è di nuovo uccel di bosco. Lo hanno visto alla Pelè, la bidonville dove è nato e si teme che proprio in questo “quartiere” possa costituire una nuova banda in grado di sfidare le forze multinazionali, e trasformare Port-au-Prince in una nuova Mogadiscio

mercoledì 20 gennaio 2010

SORRIDETE UN PO'

Ad Agordo (Belluno) il sindaco ha proibito ai suoi cittadini di dar da mangiare alle migliaia di corvi che svolazzano per il paese. La ragione, ha spiegato il primo cittadino: "Scacarciano ovunque" e questo mette tutti i cittadini a rischio di gravi infezioni che le loro eiezioni portano.


Ai 17 mila partecipanti della gara podistica Montefortiana (che si svolge in provincia di Verona e precisamente a Monteforte d'Alpone), si sono aggiunti almeno duemila falsi partecipanti che hanno dato l'assalto ai punti di ristoro: divorati 160 chili di cotechino; 60 di marmellata; poco meno di 150 quintali di tortellini e dieci grandi damigiane di brulè


Alla mensa scolastica di Erba (Como) si mangia poco. La ragione va ricercata nel particolare secondo il quale la locale ASL vuol combattere l'obesità precoce. Ma i bimbi hanno fame.


Gli ex compagni di scuola di Bettino Craxi (1934 - 2000), hanno ricordato che durante la Repubblica di Salò, il futuro statista rubava munizioni in una caserma della "X MAS" e tirava sassi alla Casa del Fascio di Casaco (Milano)

martedì 19 gennaio 2010

CAPELLI LUNGHI: APACHE CACCIATO DA SCUOLA

Sentite questa. Merita.
Nella cittadina di Mesquite, alle porte di Dallas (Texas) il piccolo Adriel Arocha di 6 anni, sfoggiava con orgoglio la sua folta capigliatura. Ma la cosa è andata di traverso ai dirigenti della “Floyd Elementary School” che frequenta, i quali lo hanno allontanato.
La motivazione è stata che la scuola vuole i capelli corti perché conformi al regolamento interno. Di contro la famiglia sostiene che debbano essere lunghi in virtù delle sue credenze di "nativo americano” membro come la sua famiglia della tribù indiana Apache. I suoi genitori: Kenny Arocha e Michelle Bettenbaugh sostengono che tenere i capelli lunghi fa parte della cultura e della religione del loro popolo.
La “Floyd Elementary School” si è invece sempre appellata al regolamento.
La famiglia si è, per questa testardaggine, rivolta alla Corte di Houston e nel gennaio del 2008 il giudice federale P. Keith Eleison ha stabilito che l’istituto con il suo divieto ha violato la Costituzione americana in materia di diritti religiosi, dando ragione ai genitori di Adriel concedendogli di portare i capelli lunghi.
Fino al novembre del 2009 il bambino ha fatto lezione nella biblioteca della scuola affidato ad una insegnante di sostegno. In questo gennaio 2010 ed esattamente lunedì 4, un consiglio straordinario della scuola ha stabilito alcune condizioni: i capelli debbono essere tenuti legati a treccia ed in lunghezza non possono superare le orecchie.
Per la madre del bambino, invece, si tratta di una ulteriore e malevola restrizione ed intende continuare a battagliare (rivolgendosi di nuovo al giudice federale) perché Adriel è abituato a tenenre i capelli sciolti e lunghi fino alle spalle.
Va detto che la “Floyd Elementary school” è famosa nel Texas per la sua severità.

lunedì 18 gennaio 2010

A 6 ANNI E' OSTAGGIO DI UNO DI 8

Un piccolo romeno di 6 anni, strappato dalle braccia della madre, in patria, affidato da prima ad una nonna indifferente, poi portato in Italia dal padre come merce da contrabbandare: e qui affidato alle cure del figlio della convivente dell’uomo di anni 8 (il figlio, non la donna...), incaricato di picchiarlo con la cintura dei pantaloni o sbattendogli la testa contro il muro se non avesse obbedito agli ordini di andare a rubare o, cosa molto più frequente, a chiedere l'elemosina.
La mamma della sventurata creatura, giunta in Italia alla sua ricerca, era costretta a pagare al marito un “pizzo” che andava dagli 800 ai mille euro al mese all’uomo ed alla sua convivente, solo per avere la possibilità di vedere il figlio.
L’unica stilla di normalità concessa alla creatura era la frequentazione di una scuola a Roma dove veniva regolarmente accompagnato dal suo “carceriere”. La salvezza è stata proprio la direttrice della scuola la quale, non vedendo il ragazzino tranquillo, ha fatto qualche indagine ed ha aiutato la polizia municipale della Capitale, ad individuare la “prigione” che era a Sonnino, un piccolo centro in provincia di Latina.
I vigili urbani capitolini, comandati da Antonio Di Maggio, hanno forzato l’uscio di ingresso del tugurio ed hanno scoperto la stanza dove il piccolo romeno: minuto, cresciuto poco perché mal nutrito, capelli mori ed occhi azzurri su una carnagione chiara, viveva rinchiuso e con la sola compagnia di un cagnolino, con i pasti portati due volte al giorno da un’altra romena. Del padre e della sua convivente con relativo figlio, nessuna traccia: erano tornati (momentaneamente) in Romania.
La pazienza ha premiato i bravi vigili che non appena l’uomo, che ha 35 anni, è rientrato in Italia, lo hanno arrestato scoprendo così che era già stato condannato per vari reati contro il patrimonio, che si nascondeva in un casale diroccato nei pressi di Cinecittà e che viveva di espedienti e dei soldi spillati fino all’ultimo giorno alla mamma del piccolo e dai proventi che gli venivano dasll'elemosina che questo era costretto a chiedere per alcune ore al giorno. Ora la donna è più serena, ha riavuto la sua creatura anche se, ha detto: “Ho ancora paura, non voglio riperdere mio figlio”, ma è stata rassicurata. Intanto la polizia è in attesa della convivente dell’uomo arrestato in quanto anche lei finirà in galera in quanto complice nel reato di “sequestro di persona”.

venerdì 15 gennaio 2010

QUANDO LA GIUSTIZIA FUNZIONA UCCIDE IL MARITO NEONAZISTA: ASSOLTA

Il 9 dicembre del 2008 Amber Cummings, abitante con il marito James G. Cummings II a Belfast, cittadina nello stato Usa del Maine, uccise nel sonno il coniuge sparandogli una revolverata alla testa. La donna venne subito arrestata dalla polizia locale e processata. Sentenza: non dovrà scontare neanche un giorno di carcere. Motivazione: legittima difesa.
Amber, infatti, subito dopo l’arresto dichiarò alla polizia fu che doveva difendere sia se stessa che la figlia Claire, che allora aveva nove anni dalle violenze dell’uomo. La donna all’uscita del tribunale è stata accolta dall’applauso dei sostenitori che sventolavano cartelli con scritto “Free Amber” come dire “Ambra libera”.
Nel corso del processo è venuta alla luce la vita infernale alla quale madre e figlia venivano sottoposte con ogni genere di violenza psichica ed a torture sessuali e fisiche da parte del rispettivo marito e padre. Per anni Amber ha dovuto subire l’ossessione di James per l’ideologia nazista, con tanto di collezione di cimeli, alla quale si affiancavano le passioni per armi e pedo-pornografia. Tutto questo in quanto l’uomo non avendo necessità di lavorare (era infatti erede di una rendita annuale pari a 10 milioni di Euro) trascorreva il suo tempo immerso nelle fantasie razziste, autoritarie, paranoiche che copiava – leggendo libri ad hoc – dai comportamenti del suo fuhrer.
La situazione in famiglia, è precipitata con l’elezione a presidente degli Stati Uniti di Barack Obama che odiava in quanto di colore. Da qui la decisione folle di costruire in casa una bomba nucleare “sporca” per commettere un attentato. A marzo del 2009 è stata resa nota la notizia che nell’abitazione dei Cummings la polizia aveva rinvenuto materiale radioattivo tra cui, Uranio, acquistato su Internet.
Eric Morse, l’avvocato di Amber, ha detto alla Corte che James “era la personificazione stessa del Male”. Portando poi le prove della condotta prevaricatrice e violenta dell’uomo sulle sue due donne, e supportandole con testimonianze inoppugnabili, il legale è riuscito a far assolvere la sua cliente che la Corte ha deciso aver agito, la donna, per legittima difesa.

giovedì 14 gennaio 2010

ANDATE AL CINEMA DA NABABBI


Il cinema di lusso (“Gold Class”) in Australia è una moda ormai consolidata. Stanchi di stare ammassati sentendo il rumore dei pop corn, accompagnato da quello del sorseggio delle varie bibite, gli australiani hanno cominciato a scegliere sempre più il “Gold Class Cinema”.
La moda si sta espandendo anche negli USA. Graham Burke, capo della catena “Village Road show”, prevede di aprire negli Stati Uniti trenta sale di lusso, nei prossimi cinque anni. Attualmente ce ne sono 4: in California, nello Stato di Washington e due nell’Illinois.
In questi luoghi, il personale di eccellenza accoglie con riverenza lo spettatore. E’ quando sta per iniziare il film che il lusso si palesa. Sale esclusive da venti a quaranta posti. Le poltrone sono dei veri e propri divani con poggia gambe reclinabile. A separare i posti a sedere, un tavolo dove porre caviale e champagne. Tocco finale: il pulsante “chiama addetto”.
Il biglietto costa in media – nel week end – 29 dollari, l’aperitivo pre-film dai 9 ai 19, un cocktail circa 10. Per chi volesse il pacchetto completo, cinema e cena vengono a costare 40 $ e 50 una bottiglia di spumante.
Il “Los Angeles Times” scrive che: “in tempo di crisi sentirsi ricchi per due ore” sia la nuova moda.
Per le famiglie con bambini, a disposizione schermi esclusivi, latte, dolci ed anche pop corn, il tutto a 22 dollari a persona, gratis per i bimbi sotto i 5 anni.
Per la coppia c’è il “pacchetto San Valentino” che comprende: aperitivo, dessert e due bicchieri di vino, il tutto alla modica cifra di 169 dollari.

mercoledì 13 gennaio 2010

LA MADRE DEGLI IMBECILLI E' SEMPRE INCINTA

Guardate cosa sono andato a trovare: la prova che l’imbecillità colpisce tutti ma, in particolar modo (per fortuna) un certo tipo di delinquenti. Leggete questi episodi e…commentate, e non mi venite a raccontare che non vi facciano sorridere.
M.M è un catanese di 36 anni il quale ha rapinato, con un complice, la filiale della Bpm (Banca popolare di Milano) di Pero (MI) di 20 mila euro. C’è da notare che per entrare in questa filiale è necessario poggiare il pollice su un lettore di impronte. Una persona normale, sapendo di essere pregiudicata e quindi di avere le sue impronte negli archivi delle Forze dell’Ordine, avrebbe mai usato quel sistema per entrare? No, solo un imbecille che ora riflette sulla sua totale idiozia in carcere assieme al suo complice il quale – se ne è certi – di sicuro ha avuto qualcosa da dirgli.
Un messinese ha rapinato la cassiera di un supermercato ma nella fuga ha perduto il proprio cellulare: una volta in galera glielo hanno restituito.
Altro esempio di idiozia totale: quello che riguarda il malvivente che a Roma ha rapinato una banca e che nella fuga ha dimenticato la sua 24 ore con all’interno dei conti correnti da pagare intestati al padre. Se non bastasse, vi segnalo quel rapinatore di banca che a Torino si è presentato ad uno “sportello cassa” dell’istituto di credito ordinando, pistola alla mano, al cassiere di riempirgli di soldi il sacchetto che gli stava porgendo. Solo a questo punto si è reso conto della presenza di telecamere e di essere a viso scoperto. Sta meditando sul suo errore chiuso in una cella.
Costoro – e non solo – sono premi Nobel della stupidità grazie alla quale tutti sono ora ospitati nelle patrie galere.
E’ anche rinchiuso in una cella il ragazzo di 19 anni che in Pensylvania ha tentato di derubare del portafoglio un poliziotto in borghese durante una convention alla quale partecipavano trecento agenti di polizia. Sta pagando cara la sua presunzione.
Ma di certo una menzione la meritano anche due rapinatori del Colorado (Stato USA) che si sono presentati in una banca dove erano ben conosciuti, con i volti nascosti da una maschera ma con il loro inconfondibile accento australiano ben udibile; come se ciò non bastasse hanno compiuto la rapina indossando i camici della ditta di articoli sportivi presso la quale lavorano (vicinissima alla banca) e con su di essi la targhetta con il loro nome e cognome.
E come giudicare quel ventenne della Pensylvania (terra di “geni”!) che penetra in un appartamento, ruba tutto il rubabile compresi due preziosissimi brillanti ma, prima di uscire, decide di aggiornare il suo profilo su Facebook e quindi lascia l’appartamento dimenticando di scollegarsi? Anche lui, come i due “targati”, è in galera.
A Lisbona un rapinatore ha tentato di derubare un supermercato quando è stato affrontato a sgabellate da un commesso, ha tentato di fuggire da una finestra nella quale è rimasto incastrato ed ha continuato a prendere botte fin quanto la polizia non è giunta a…salvarlo arrestandolo.
Ma non crederete che le imbecillità siano finite qui? Per carità, leggete e divertitevi un altro po’ e sappiate che con questo argomento potrei tenervi incollati a leggere per delle ore, ma non voglio esagerare, il troppo stroppia, in ogni campo, anche in quello delle amenità.
Come giudicate quel ladro che entra in casa di un settantenne per rapinarlo e non sa che il “vecchio” è un ex campione di pugilato e lo abbuffa di botte prima di consegnarlo in mano alla polizia? E di quello che scrive: “questa è una rapina” non su un foglietto ma su un suo assegno personale che, dopo il colpo, lascia nelle mani del cassiere?
Cosa dire del rapinatore che sfodera la pistola ma gli scivola, cade, rimbalza e finisce nelle mani del cassiere che gliela punta in fronte, chiama la polizia e lo fa arrestare: più scemo di così si…muore. E quale commento merita quel grassatore texano che arriva in banca mascherato con tanto di pistola in pugno due minuti dopo la chiusura e che viene arrestato proprio fuori la porta dell’istituto mentre, attraverso il vetro, minaccia un commesso: “se non mi apri ti sparo”. Perché vorreste disquisire sul comportamento del delinquente zelante dell’Ontario (Canada) che telefona al negozio che intende rapinare per sapere quanto denaro ci sia in cassa. Il proprietario, capita l’antifona, gli risponde con una cifra…invitante e subito dopo chiama la polizia la quale, non appena l’idiota si presenta per la rapina, lo arresta.
Si è vero: la madre degli imbecilli è sempre incinta


martedì 12 gennaio 2010

COSI FUNZIONA LA GIUSTIZIA NEL BEL PAESE (26)

Come noto Dakar è la capitale del Senegal. In questa città era diretto (con biglietto aereo di sola andata) Khadim, un senegalese sfiancato da otto anni di clandestinità in Italia, da un sogno mai realizzato e consistente nel trovare un datore di lavoro che, mettendolo in regola, gli avrebbe permesso di esistere con il suo nome e cognome oltre che con la sua faccia sui documenti. Pochi passi e ce l’avrebbe fatta: si sarebbe imbarcato (all’aereoporto di Fiumicino) su un areo diretto nella sua mai dimenticata Dakar. Ma non è andata così grazie alla becera Burocrazia, lo straniero ora è in galera.
Ma entriamo nei dettagli di questa incredibile vicenda che inizia proprio quando sembrava finita, quando cioè il senegalese si presenta all’aereoporto di Fiumicino deciso a lasciare questo Paese nel quale ha trovato solo porte chiuse e tanta vita stentata, condotta nell’attesa di un permesso di soggiorno mai arrivato.
In sostanza quello che sta per vivere è un…sogno al contrario, segue una direzione opposta a quella dei suoi connazionali che sfidano i mari per approdare sulle nostre coste. Lui è pentito, vuole tornare a casa, non ce la fa più a vivere come un disperato. Alcuni amici italiani, a seguito di una colletta, gli hanno comprato il biglietto aereo, Khadim vuole riabbracciare la famiglia e chiudere i conti con la vita da clandestino.
E’ lì, a pochi passi dall’aereo, ma viene arrestato. All’inizio il senegalese non capisce, sa di non aver mai infranto la Legge, ha cambiato mille lavori ma erano tutti onesti. Il Volo parte con le sue speranze sotto i suoi occhi e lui viene portato e rinchiuso nel carcere di Civitavecchia. E’ qui che si rende conto della beffa che il destino gli ha riservata: è rimasto vittima dell’ottusa applicazione della Legge che lo rispedirà in Senegal (a spese dello Stato Italiano) dopo sette mesi di carcere. Se non bastasse il medesimo Stato italiano gli pagherà. Oltre al biglietto aereo, anche gli avvocati di ufficio. Infatti ai sette mesi di condanna la Burocrazia è giunta sommando le pene inflitte a Khadim (che non ne sapeva assolutamente nulla) in quanto clandestino era stato colpito da vari decreti di espulsione ai quali lui – non essendone a conoscenza – non aveva ottemperato.
Lui in realtà se ne stava andando e – solo per caso – non è riuscito a salire su quell’aereo. Ora lo Stato lo dovrà mantenere per sette mesi (un carcerato costa oltre 400 euro al giorno) ed in più, oltre che le spese legali, alla fine della pena, gli dovrà pagare anche il biglietto di ritorno.
Lo straniero, non trovando altra via d’uscita, ha pensato bene, per aggirare l’idiota Burocrazia, di chiedere l’espulsione, ma qui altra strada chiusa: la sua richiesta di lasciare l’Italia è stata respinta dai magistrati. Decisione questa dettata dal presupposto della Legge in vigore, che dice che la misura alternativa non può essere concessa a chi non ha ottemperato all’espulsione. L’assurdo è tutto qui.
Angiolo Marroni è il garante dei detenuti del Lazio ed ha denunciato la paradossale vicenda. Ma voi veramente credete che Khadim uscirà dal carcere di Civitavecchia prima di sette mesi? No lo Stato spenderebbe molti soldi (nostri) in meno se così fosse. Ecco spiegata la ragione per cui sconterà l'intera pena.

lunedì 11 gennaio 2010

STALLONE SI ROMPE IL COLLO

C’è chi si rassegna alla propria anagrafe e c’è chi no. A questa categoria appartiene il sessantaquattrenne Sylvester Stallone e…man gliene incolse.
Il noto attore, infatti, non ha voluto nessuna controfigura per girare una scena violenta (un corpo a corpo con un campione di Wrestling). Ciò è avvenuto sul set di un film (titolo: “I sacrificabili”) e nessuno ha potuto imporgli l’utilizzo di una controfigura poiché “Rambo” della pellicola è regista, sceneggiatore e produttore. Mi chiederete: “Ma scusa a cosa ti riferisci quando dici che ‘ciò è avvenuto’, spiegati”. Ma vi sembra che non lo dica: Stallone si è rotto il collo per fare il trentenne. Infatti l’attore nello scontro con Steve Austin, asso di quella particolare lotta, ha voluto fare sul set il giovane baldanzoso e nel corso della scena violenta ha riportato la frattura di una vertebra cervicale.
La corsa all’ospedale è stata immediata così come subitaneo, una volta ricoverato, il delicato intervento chirurgico al quale è stato sottoposto e che ha comportato l’inserimento di una piastra metallica nel collo. Inutile aggiungere che il film lo terminerà una sua controfigura.
La domanda è: ma ci vuole una saggezza particolare per comprendere che a 64 anni non si può fare quel che si è fatto a trenta o giù di li?

venerdì 8 gennaio 2010

PREMIATO COME IL MIGLIOR SPOSO DELL'ANNO:IL SUO COMPORTAMENTO

Un giornale britannico il “News of the world” ha pubblicato la storia d’amore di Rat Darryl Johnson.
Una vicenda da favola la sua esperienza amorosa, iniziata con tutte le carte in regola con la compagna Emma McIntyre e che li ha portati a vincere il concorso indetto dal quotidiano. Infatti il “News of the worlds” li ritrae proprio nel giorno del loro matrimonio. Lei luminosa nel suo abito da sposa bianco bordato di rosso carminio ed una coroncina di strass tra i capelli; lui amorevolmente chino verso la sua sposa con una rosa rossa appuntata al bavero della giacca.
Che dolcezza hanno pensato i lettori del giornale che aveva indetto il concorso “Sposi dell’anno”. Darryl si era guadagnato la stima dei lettori inviando ad Emma un mazzo di fiori ogni giorno e costruendo tre enormi cuori di legno con la scritta: “Darryl Johnson ama Emma McIntyre”. Hanno risposto alle domande dei giornalisti, si sono dati in pasto ai fotografi sprizzando gioia ed amore da tutto il loro essere. In una parola la coppia è così riuscita a vincere il premio messo in palio dal quotidiano consistente in diecimila sterline (circa 18.100 Euro).
Direte: “va bene, ed a noi?”. Quale miglior lieto fine, per un grande amore? Ma vi pare che avrei scritto un post così banale? Ma così poca stima di me avete? Sapete perché questa “meravigliosa” storia d’amore ve l’ho proposta? Perché “Lo sposo dell’anno” a sole dieci settimane dal matrimonio, se ne è fuggito con Paris, una splendida fotomodella di 19 anni, lasciando con un palmo di naso la “sposa dell’anno” Emma McIntyre!.
Emma aveva scoperto la relazione del marito con Paris dopo aver trovato decine di telefonate della ragazza partite dal cellulare del coniuge quando ancora i due si trovavano in luna di miele. Inoltre sul suo profilo in Facebook Darryl amava definirsi come uno cui piacciono: “le cose un po’ sporche nelle relazioni amorose”.
Mi sembra inutile aggiungere che ora i due stanno divorziando di comune accordo e sembrano entrambi…sereni. Il buon Darryl ha infatti dichiarato: “Ho amato molto Emma, ma le cose cambiano”. Questo è indubbio, resta il fatto che un cambiamento tanto rapido la sua Emma non se lo aspettava. Insomma il comportamento dello "sposo dell'anno" appare più che lodevole, semplicemente mascalzonesco.

giovedì 7 gennaio 2010

VICENZA: LO STATO CHIEDE UN MILIONE DI EURO AI NO GLOBAL


Un risarcimento danni di 844 mila euro per una occupazione. E’ la richiesta avanzata – nell’ultima udienza del dicembre 2009 – dall’Avvocatura dello Stato ai trenta manifestanti del movimento “No Dal Molin”, che il 16 gennaio 2008 occuparono la Prefettura di Vicenza nel primo anniversario dell’ ”Editto rumeno”, con il quale l’allora premier Romano Prodi diede il nullaosta alla costruzione della nuova base americana. Durante la seconda udienza, poi sospesa, il rappresentante dello Stato ha quantificato i danni materiali in 960 euro, per la porta della Prefettura ed in un euro ad abitante, quindi 844 mila se si contano i residenti in tutta la provincia vicentina (oppure 114 mila se saranno calcolati solo quelli del capoluogo), per il danno di immagine.
L’occupazione, anche per effetto dell’allarme sociale sollevato, ed in relazione alla risonanza della notizia, avrebbe infatti appannato l’immagine della Pubblica Amministrazione Statale, diffondendo un senso di insicurezza e minaccia per l’ordine pubblico e la pubblica sicurezza, andando a bloccare l’attività, appunto, dell’organo adibito a tale compito.
Quel 16 gennaio, 24 dei 30 imputati (gli altri erano fuori a scandire slogan) avevano fatto irruzione nella Prefettura, salendo al primo piano ed incatenandosi alle ringhiere. L’occupazione, durante la quale – come detto – fuori un’altra settantina di persone scandiva slogan contro il Governo Prodi, era durata un’ora, al termine della quale le Forze dell’Ordine riuscivano a sgombrare l’edificio, non prima di aver identificato ad uno ad uno, i manifestanti, poi denunciati, a vario titolo, per “manifestazione non autorizzata, occupazione abusiva ed invasione di pubblico edificio, resistenza aggravata, danneggiamento, interruzione in pubblico ufficio, inosservanza di ordini delle autorità e lesioni ai danni di un sovrintendente della Polizia”.
Tra loro i principali esponenti del presidio permanente “No Dalmolin”: la consigliera comunale di “Vicenza libera” Cintia Bottene, Olol Jackson, Marco Palma e Francesco Pavin (che però non entrò in Prefettura).
In Tribunale la principale battaglia, durata due ore, è stata sulla costituzione di Parte Civile da parte dello Stato, contestata dai legali che chiedevano l’estromissione dal processo dell’Avvocatura dello Stato per la presunta mancanza di legittimazione attiva. Eccezione respinta dal giudice. Il processo riprenderà nella Primavera del 2010.

mercoledì 6 gennaio 2010

V.COMANDANTE VV.UU. DI FIRENZE DENUNCIA IL SINDACO


Guai con i suoi Vigili Urbani per Matteo Renzi, giovane – ha solo 34 anni – sindaco PD di Firenze. Non stiamo parlando di multe o di etilometri, ma di una denuncia per presunto abuso di ufficio. A promuovere il procedimento contro il suo stesso “principale” è stata Patrizia Verruso, ex vice comandante vicario della polizia municipale fiorentina.
La Verruso, infatti, non avrebbe gradito di essere stata assegnata da Renzi, ad un progetto di recupero dell’evasione sui tributi comunali, incarico che la vigilessa considera inferiore alle sue competenze. La denuncia rischia di trasformarsi in un vero grattacapo per sindaco e Giunta, visto che la Verruso ha già vinto la causa civile davanti al giudice del lavoro che, a suo favore, ha sospeso gli effetti dell’ordinanza di Renzi, ordinando al Comune di reintegrare la donna nel ruolo di vice comandante vicario dei vigili urbani.

martedì 5 gennaio 2010

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
Caro Roberto Tremarin all'indirizzo da te fornitomi non risulta (su Google e neanche su Virgilio) nessun blog e neanche un indirizzo e-mail. Comunque ho letto solo oggi (5 gennaio 2010) i tuoi graditissimi auguri e ti ho risposto sotto questo tuo commento al mio post del 18 dicembre ultimo scorso. Un caro saluto e...leggiti la mia risposta.

QUANTO CI COSTA IL CSM

Due milioni di euro (circa quattro miliardi delle vecchie lire…) costituiscono il “regalo di Natale” che l’avarissimo e draconiano ministro Tremonti ha previsto (come aumento rispetto a quanto già concesso) nella finanziaria a favore del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) per le…spese correnti del 2010. Come è noto questo organismo controlla, da un punto di vista disciplinare, tutti i magistrati del Bel Paese. E ci costa, ma quanto ci costa! Leggete.
Per far funzionare codesto parlamentino, composto da giudici togati e non togati, che con cuore assai tenero (se qualcuno è a conoscenza di qualche pesante sanzione comminata, me la comunichi) controllano e puniscono le malefatte della categoria, per far funzionare, dicevo, tal parlamentino, nel 2001 bastavano 18 milioni e 900 mila euro. La cifra è lievitata nel bilancio di previsione del 2009 (solo di contributo pubblico poiché di entrate ce ne sono altre…) a 29 milioni e 600 mila euro con un aumento percentuale del 57%. Non va sottaciuta la circostanza secondo la quale il grosso del bilancio se ne va per pagare spese di viaggio e “formazione” di componenti e dipendenti.
A questo punto non si può non ricordare che alcune volanti della Polizia (Alessandria, Torino, ecc.) continuano a rimanere in servizio grazie alla benzina pagata dai poliziotti.
Ma la Magistratura è la Magistratura e per ciò che concerne proprio il CSM nessun organo dello Stato si pone l’elementare quesito: “Quid custodies custodiet?” (chi controlla i controllori?). Ma tant’è.

AUTOAMBULANZA MULTATA: CORREVA TROPPO
Una ambulanza è stata multata per eccesso di velocità. A Giovanni Petarra, l’autista, è arrivata a casa la contravvenzione della Polizia Stradale e lui è rimasto incredulo. Infatti, quel giorno l’autista di ruolo della ASL “Taranto 1” stava sicuramente andando veloce più di 90 Km orari (su una strada dove non si può oltrepassare i 70), ma per una giustissima causa: a bordo dell’ambulanza c’era una paziente colta da colica renale da trasportare all’ ospedale Santissima Annunziata di Taranto.
La multa da pagare è di 155 euro, la domanda è: chi la pagherà? L’ASL, la paziente, l’autista o chi altro. Possibile che nessuno abbia a richiamare l’agente della Polstrada che l’ha elevata?

lunedì 4 gennaio 2010

COSI FUNZIONA LA GIUSTIZIA NEL BEL PAESE (25)

Comunicazione di servizio.
Apprezzati ed apprezzabili visitatori, oggi sento il dovere di darvi un minimo di spiegazione. Su cosa? Semplice: vi sarete meravigliati che dopo un brevissimo periodo di vacanza (natalizia) che mi sono preso, ho ricominciato a scrivere di sabato ed ho anche continuato la domenica successiva, cioè ieri. Orbene, nella sostanza l'ho fatto perchè sentivo troppa nostalgia...resta comunque la circostanza secondo la quale - come da sempre - vi servirò nuovi post dal lunedì al venerdì, sempre che ci siano notizie degne di voi. Qualora in uno di questi giorni non troviate nulla da leggere, vorrà dire che di novità "sfiziose" proprio non ne ho trovate. Veniamo alla notizia di oggi.
Diciassette anni per definire il contenzioso sull’acquisto di un’auto. Il primato è stato messo a segno a Pieve dei Cadore (Belluno) e la poco onorevole medaglia per la sentenza-lumaca va a Carlo Sangiorgio, magistrato ordinario cui il Ministero ha chiesto di risarcire la pessima immagine che ha dato della Giustizia, senza peraltro riuscirci.
La vicenda.
Nel settembre del 2005 la Corte d’Appello di Trento aveva condannato l’Amministrazione Giudiziaria a rifondere il danno per l’eccessiva durata delle controversie civili incardinate presso l’allora Pretura di Pieve di Cadore. Le pratiche in questione risalivano al 20 giugno 1985 ed al 31 gennaio 1986, entrambe assegnate al Sangiorgio che continuava a rimandare la soluzione dei contenziosi, durati rispettivamente 17 e 15 anni. I due malcapitati cittadini – a suo tempo – hanno presentato ricorso ed ottenuto un risarcimento rispettivamente di 2 mila e 4 mila euro, oltre alle spese processuali.
La prima causa, in particolare, era durata tanto da sopravvivere alla stessa auto: l’iscrizione a ruolo risaliva al 1985 la definizione della sentenza è arrivata nel 2002, a macchina già rottamata. Per arrivare alla prima udienza ci sono voluti sei anni. Solo nel 1992 la causa passa a Sangiorgio che fissa la successiva udienza al 7 marzo 1995 e via via così, fino al deposito della sentenza appunto – come accennato – avvenuto nel 2002, cioè dopo altri sette anni.
“Così il procedimento civile è durato complessivamente 17 anni” scrive la Corte “mentre avrebbe potuto concludersi in non più di tre”. I magistrati contabili hanno avuto gioco facile nel riconoscere “la condotta gravemente colposa del convenuto” e condannare il Sangiorgio a ripagare il danno erariale di circa 5 mila euro. Non hanno potuto fare altrettanto per il danno all’immagine da loro valutato in 30 mila euro. Quello se lo tiene la Giustizia italiana!

domenica 3 gennaio 2010

ANCORA SULLE ASSOCIAZIONI CHE CI DOVREBBERO PROTEGGERE (2 E FINE)

LA “LOTTA” CON LE ASSICURAZIONI
Strappare un risarcimento rapido e soddisfacente alle compagnie di assicurazione, senza passare per i tribunali. Questo intento era più che nobile: Peccato che l’accordo concluso nel 2004 da otto associazioni di consumatori (alle quali se ne sono aggiunte altre sei) lasci quantomeno perplessi. L’ANIA, cioè l’associazione degli assicuratori, si impegna a fornire alle associazioni dei consumatori “gli strumenti informatici all’attività dell’ufficio di conciliazione” e “le risorse necessarie a condurre le iniziative formative”; insomma, uomini e mezzi per combattere l’Ania sono forniti dall’Ania. La domanda è semplice: da che parte penderà la bilancia al momento della conciliazione?

ACCESSIBILITA’
Informarsi, oltre che un dovere3, dovrebbe essere un diritto. Ma, nel caso di Codacons si paga caro. Chi vuol sapere sull’associazione qualcosa di più di ciò che trova sul sito, o magari fissare un appuntamento con un esperto, può alzare la cornetta e telefonare al “Numero unico Codacons” 892.007: Anche se pur sempre meno caro dei famigerati 899 (messaggerie erotiche e quant’altro) è comunque non proprio a buon mercato: da Tim2,4 euro al minuto, da Vodafone 2,5; da Wind 1,8 sempre al minuto, oltre allo scatto alla risposta di 0,12 euro. Però, l’IVA è compresa!

DISINFORMAZIONE
Come è noto per acquistare visibilità, ogni mezzo è buono, anche la disinformazione. Sembra questo il credo di alcune associazioni di consumatori che in più di una occasione hanno lanciato denunce od allarmi risultati poi fasulli.
Uno degli esempi più recenti e clamorosi? Il comunicato emesso dall’Aduc lo scorso 27 agosto e reso pubblico dall’agenzia ANSA: “100 per cento di ritardo nei voli in partenza da Roma Fiumicino per Milano Linate, martedì 25 agosto. E’ il record dell’Alitalia”. Peccato che gli “operativi” della compagnia aerea dicano il contrario: su 12 voli cinque sono arrivati puntuali, tre in anticipo e solo 4 in ritardo.

sabato 2 gennaio 2010

LE ASSOCIAZIONI CHE CI DOVREBBERO TUTELARE (1)

Nella speranza che ognuno di voi abbia trascorso delle Feste super, da oggi questo blog ritorna. Non ditemi che le accennate festività ancora non sono finite: c'è la Befana. Ma sapete meglio di me che questa ricorrenza riguarda solo le nostre parenti (tranne la mamma) e tutte le donne, oltre che i bimbi.
Qualche modifica per il nuovo anno. Orbene fino ad ora vi sarete resi conto che ho sempre scritto in maniera impersonale, bene da oggi intendo farlo in prima persona nel senso, cari affezionati visitatori, che mi rivolgerò direttamente a voi.
Detto ciò desidero aggiungere, anzi ribadire, che questo blog continuerà a non occuparsi di politica ma semplicemente di Costume, Società, vita quotidiana e quant'altro possa attrarre la vostra attenzione tranne - ripeto - la politica. Naturalmente mi occuperò anche di quelle cose che in questo Bel Paese continuano a non andare.
Spero questo vi soddisfi e vi...moltiplichi.
Dài, lasciatemelo un po' di egocentrismo.
L’EDITORIA
Gli sprechi pubblici vanno denunciati e colpiti, ma solo se riguardano gli altri. Le associazioni che difendono i consumatori si guardano bene, infatti, dal combattere le elargizioni statali a favore dell’editoria di cui sono beneficiarie.
Ad inserirle nell’elenco è una Legge del 30 luglio 1998 che prevede un sostegno alle pubblicazioni di associazioni di consumatori diffuse a livello nazionale. Ecco qualche dato riferito all’anno 2004: poco più di 60 mila euro al “Movimento difesa del cittadino”; 22 mila alla “Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori”; 75 mila all’Adiconsum; quasi 40 mila al Codacons e 22 mila all’Adusbef.


I BILANCI
Il numero magico è 28 mila. Se non ci arrivi, per lo Stato non esisti e non prendi un euro di finanziamento pubblico. E visto che si tratta di un numero magico sono ammessi i trucchi. Come quello di considerare iscritto a vita ed in eterno (quindi anche a morte avvenuta…) chi ha aderito e pagato la quota associativa anche una sola volta.
Un espediente ammesso, qualche tempo fa, da Carlo Rienzi, presidente del Codacons, mentre il presidente di “Altroconsumo” Paolo Martinello ha definito il criterio di accreditamento delle associazioni (a difesa dei consumatori) “un colabrodo pazzesco”.
Ma perché ciò accade? Semplice: chi non rappresenta lo 0,5 per mille della popolazione non accede ai finanziamenti pubblici.


CONCILIAZIONE
Un’altra prova che le vesti di moralizzatori della spesa pubblica stiano un po’ strette alle associazioni che difendono i consumatori, viene dalle attività di conciliazione. Istituto benemerito poiché consente di risolvere contrasti tra imprese, o tra imprese e consumatori, evitando un lungo e dispendioso iter giudiziario. A sostegno di questa loro attività le associazioni hanno ottenuto nell’ottobre del 2006 un Decreto che elargiva 3 milioni e 400 mila euro per: “la creazione di sportelli pilota per l’attività di informazione” e 3 milioni per: “assistere i consumatori nelle procedure Adr”.